|
Pagina 1 di 3 La storia dell'Albania è quella di un modello radicale di comunismo che ha completamente distrutto l'uomo e il sistema economico nazionale. L'Albania ha raggiunto un livello di repressione probabilmente ignoto agli altri regimi comunisti proprio sulle questioni religiose. In Albania la vita religiosa è stata sottoposta a durissime pressioni fino alla realizzazione dell'ateismo "ufficiale" con il divieto, proclamato nel 1967, di ogni manifestazione di culto. I gerarchi del partito comunista si compiacevano di affermare che l'Albania fosse divenuto "il primo Stato ateo del mondo". Nella costituzione, approvata nel 1976, si legge: "Lo Stato non riconosce alcuna religione e appoggia e svolge la propaganda ateista al fine di radicare negli uomini la concezione materialistico-scientifica del mondo". Eliminando Dio dalla storia, per decreto oltretutto, quei dittatori hanno compiuto un atto gravissimo contro il loro popolo. Lo dimostrano le conseguenze che gli albanesi stanno pagando anche dopo il crollo del regime Il cosiddetto "bando di Dio" dalla società albanese, avvenuto nel 1967, fu l'esito finale di una lunga e feroce persecuzione antireligiosa che a partire dal 1945 ha colpito i cattolici insieme con gli ortodossi e i musulmani. L'11 gennaio 1946 l'atto di proclamazione della repubblica popolare dichiarava la separazione della Chiesa dallo Stato, come in Unione Sovietica all'indomani della rivoluzione del 1917. Il cattolicesimo aveva dato un'impronta decisiva all'identità nazionale. L'opera di liquidazione della Chiesa è stata impressionante. I comunisti albanesi, con sistemi sbrigativi, hanno letteralmente massacrato e distrutto tutti e tutto. I Pastori sono stati colpiti con violenze inaudite. Tutte le chiese sono state distrutte, chiuse o adibite ad altri usi, persino palazzi dello sport. Al comunismo sono sopravvissuti trenta preti che hanno conosciuto tutti la detenzione. Nel clero e nel laicato cattolico il regime comunista vedeva due categorie di oppositori e certamente a questa ferocia non fu estranea la constatazione che il mondo cattolico era culturalmente e intellettualmente molto elevato. Non è un caso che tra i più grandi letterati del Paesi ci sono, da sempre, numerosissimi sacerdoti. Colpire la Chiesa cattolica significava dunque anche annullare la tradizione per far posto alla "nuova ideologia". Con rabbia vennero annientati i centri di istruzione. Stando alle notizie raccolte dai gesuiti, in questa "rete" di martiri sarebbero caduti in Albania 5 Vescovi, 60 sacerdoti, 30 religiosi francescani, 13 gesuiti, 10 seminaristi e 8 suore. L'elenco non è completo e mancano, oltretutto, i laici. Tante altre persone consacrate sono state duramente perseguitate ma non uccise, come, ad esempio, Padre Giacomo Gardin, Padre Gjergi Vata e il Vescovo Frano Illia.
Il 10 novembre 2002 si è svolta a Scutari, alla presenza del Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, la presentazione del processo canonico per l’introduzione della causa di beatificazione dei martiri albanesi durante il regime comunista. Il Cardinal Sepe ha visitato il Centro S. Nicola di lezhe ed ha apprezzato l’opera dei marianisti auspicando il completamento della comunità anche con un sacerdote. Ecco qui a destra la preghiera per la Canonizzazione dei Martiri d’Albania.
O Signore, Padre Buono e misericordioso, che in Cristo tuo Figlio, crocifisso, morto e risorto, hai costituito la tua Chiesa in Albania, concedendo a Vescovi, Sacerdoti, fedeli consacrati e laici, di testimoniare il Vangelo fino alla tortura e al martirio. Concedici di riconoscere la loro santità attraverso le grazie che ti chiediamo per loro intercessione… affinché il loro esempio eroico sproni anche noi ad impegnarci a seguire Gesù unico Salvatore del mondo ! Amen.
|